Scendendo da Padova e costeggiando il Canale della Battaglia si giunge in breve al Castello di San Pelagio (1), antico castello trecentesco eretto per volontà dei Carraresi e poi trasformato in residenza di campagna a partire dal ‘500. Il suo aspetto attuale è determinato proprio dalla compenetrazione di una struttura difensiva, cui appartiene il torrione centrale, e di una villa, cui appartengono, invece, le due ali laterali che si dipartono simmetricamente dal possente manufatto medievale. Gli ambienti interni del complesso, decorati da affreschi, ospitano oggi il Museo dell’Aria, che rievoca attraverso documenti e testimonianze materiali il volo su Vienna compiuto da Gabriele D’Annunzio nel 1918. La proprietà comprende anche un giardino, oggi parte integrante del percorso museale.
Poco più a sud, in località Battaglia Terme, sorge l’affascinante complesso che prende il nome di Catajo (2). Questo castello, eretto intorno al 1570 per volere di Pio Enea degli Obizzi, presenta esternamente i tipici caratteri di una struttura fortificata, essendo concepito dal committente come spazio per l’affinamento delle doti e delle conoscenze militari proprie e dei suoi illustri ospiti.
Ampliato successivamente da diversi esponenti della famiglia, il complesso comprende oggi trecentocinquanta stanze, tra cui le celebri sale del piano nobile affrescate dal pittore Giambattista Zelotti con scene ed episodi storici che celebrano le virtù e le glorie della famiglia committente. Degno di nota è, tuttavia, anche il giardino della villa-castello, che si sviluppa ai piedi del complesso e nei suoi cortili interni, disponendosi su terrazze digradanti arricchite da statue, fontane, tra cui la famosa e fantasiosa “Fontana dell’Elefante”, ed essenze vegetali.
Entrando nel labirintico e suggestivo paesaggio collinare euganeo, si raggiunge in breve la piccola località di Valsanzibio, dove sorge la Villa Barbarigo (3), il cui giardino all’italiana rappresenta uno dei massimi esempi di giardino storico esistenti in Europa.
Progettato dal fratello del celebre scultore e architetto Bernini per volere della potente e munifica famiglia Barbarigo, esso racchiude tra alte pareti di siepi di bosso svariate “attrazioni”, dal labirinto all’isola dei conigli, dal bagno di Diana alle numerose vasche e fontane, che riproducono un percorso simbolico che conduce l’uomo dal peccato alla salvezza. Oggi il visitatore non può che rimanere affascinato di fronte alla bellezza di questo singolare “monumento verde” di epoca barocca.
Ai margini meridionali dei Colli Euganei si trova la cittadina fortificata di Monselice, il cui centro monumentale si dispone scenograficamente lungo il pendio che conduce dal centro abitato alla rocca. Monumento di grande pregio architettonico e artistico a Monselice è senza dubbio l’antico castello carrarese, denominato Ca’ Marcello (4), dal nome della famiglia veneziana che entra in possesso del manufatto dopo la conquista del Padovano da parte della Serenissima.
Complesso formato da più edifici di epoche diverse che si appoggiano al massiccio torrione edificato per volere di Ezzelino III da Romano, il castello riunisce in sé elementi tipici delle strutture fortificate medievali e componenti caratteristiche dei palazzi cittadini veneziani. Particolarmente suggestivi sono gli ambienti interni, arricchiti da arredi d’epoca in gran parte acquisiti dall’ultimo proprietario del complesso, Vittorio Cini, nonché i giardini pensili che si sviluppano sul declivio del colle.
Monselice è, dunque, la prima delle tre città murate euganee che si incontrano provenendo da Padova; le altre due, Este e Montagnana, si situano ai margini meridionali dell’area collinare, lungo la strada che porta verso la Bassa Veronese. Entrambe queste cittadine, ben più di Monselice, conservano a tutt’oggi le turrite cinte murarie volute dai Carraresi, rappresentando due dei massimi esempi di borghi fortificati dell’intera regione e non solo. Proseguendo lungo la strada che tocca queste due perle d’arte, si giunge in breve a Bevilacqua, località che si trova già in terra di Verona. Il Castello di Bevilacqua (5), principale monumento della cittadina, è di origine trecentesca ma ha subito notevoli rimaneggiamenti nel corso dei secoli successivi.
Pur conservando ancora in parte il suo carattere di edificio fortificato, aspetto dovuto anche ai restauri in chiave neogotica della fine dell’‘800, il complesso è anche contraddistinto dall’eleganza dell’architettura rinascimentale, frutto degli interventi in loco del celebre architetto veronese Michele Sanmicheli. Degno di nota è il bellissimo giardino pensile, che contribuisce a donare al complesso quell’aura magica di “luogo di delizia” sospeso in una dimensione senza tempo. In accordo con la vocazione di diletto e di rappresentanza che lo ha contraddistinto nei secoli, oggi il castello ospita una elegante struttura ricettiva e un frequentato ristorante allietato da ricorrenti rappresentazioni in costume di armigeri, saltimbanchi e sputafuoco.
Abbandonato il territorio euganeo, si entra nella pianura padovana, al cui centro si trova il paese di Bagnoli di Sopra, nobilitato dalla presenza del monumentale complesso di Villa Widmann Borletti (6). “Nata” intorno alla metà del ‘600 dalla trasformazione di un monastero benedettino, su progetto di Baldassarre Longhena, la dimora conserva a tutt’oggi il fascino di una nobile casa di campagna sei-settecentesca. Intorno alla villa si dispongono il giardino alla francese, e il vasto brolo.
All’interno del primo è sicuramente degno di nota l’affascinante “teatro verde” arricchito da statue modellate dallo scultore Antonio Bonazza in onore di Carlo Goldoni, che soleva trascorrere qui la sua villeggiatura estiva, organizzando spettacoli teatrali e partecipando alle colte conversazioni tra nobili, artisti ed intellettuali: a tutt’oggi all’interno del “teatro verde” è possibile respirare l’atmosfera del settecentesco rito della villeggiatura celebrato nelle opere goldoniane, soprattutto in occasione dell’affascinante spettacolo delle “statue parlanti”, quando cioè le sculture del Bonazza si rianimano e prendono vita grazie ad una sofisticata coreografia. Se il giardino conserva, dunque, la sua vocazione letteraria, non di meno il brolo, oramai da più di un millennio, è destinato alle attività agricole. Si ha, infatti, notizie del “Dominio di Bagnoli” dal 954 d.C. e ancor oggi si può constatare quanto il lavoro della terra dia qui dei frutti eccellenti: tra i numerosi prodotti di altissima qualità che “escono” dal “Dominio”, dalla farina agli insaccati, dai biscotti al riso, dal miele all’olio, non si può non ricordare il famoso Friularo, vino di produzione autoctona che la sapiente opera degli attuali proprietari della tenuta ha riscoperto e valorizzato.
Altra affascinante dimora di campagna della fascia meridionale del Padovano è la Villa Pisani Scalabrin (7) di Vescovana. Commissionato nel 1570 dal cardinale Francesco Pisani, l’edificio dominicale si dispone su tre piani e racchiude al piano nobile vasti saloni affrescati con soggetti mitologici, allegorici e sacri da alcuni dei più celebri artisti operanti in terra veneta nel ‘500, quali Veronese, Zelotti, Dario Varotari e il Pozzoserrato.
La creazione del meraviglioso giardino all’italiana che impreziosisce ulteriormente la proprietà si deve all’ultima esponente della famiglia Pisani, la contessa Evelina, nobildonna inglese contraddistinta dai gusti raffinati e dagli ampi interessi in campo culturale ed artistico.
Oggi il complesso è adibito a struttura ricettiva, in onore alla secolare e radicata tradizione dell’ospitalità che a Villa Pisani è sempre esistita, fin dal lontano ‘500. A Vescovana il visitatore può certamente vivere un’esperienza unica, soggiornando all’interno di eleganti sale, nelle quali antichi affreschi e arredi d’epoca “raccontano” la storia della dimora e dei suoi illustri proprietari, dando vita ad un’atmosfera ricca di suggestioni che trasporta inevitabilmente indietro nel tempo, all’epoca dei fasti cinque-sei-sette ed ottocenteschi del complesso.
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