PROGETTO TERRA - MARE

 

L’aspetto scientifico del progetto “Utopic Tuna Farm” ed il positivo impatto ambientale che necessariamente ne deriverà all’ambiente marino dell’Alto Adriatico è piuttosto scontato. Quello di cui invece non si riesce ad avere una rapida visione è l’impatto che tale progetto potrà avere nello sviluppo turistico di tutto questo territorio. In realtà già i presupposti fanno intuire degli effetti benefici facilmente deducibili, ma che non sono traducibili in cifre, perché non esiste alcun dato di partenza da cui valutare la scala di crescita. In pratica, se da questo iniziale volano attivato dall’Utopic Tuna Farm sarà generato un notevole incremento del flusso turistico specifico, sarà molto difficile, invece, valutarne la crescita in termini numerici o di percentuale, perché di fatto non esiste nessun dato attuale da cui azzerare l’indicatore di crescita. Oggi non sappiamo neanche quanti sono quelli che pescano in mare, per cui ci è impossibile fare una qualsiasi valutazione sul turismo generato da questa passione e, tantomeno, l’entità e il peso economico generato dall’esercito dei pescatori “in mare”, delle loro spese per vitto ed alloggio e se a tali spese contribuiscono o meno familiari a rimorchio. Possiamo solo intuire che il giro, già oggi, è piuttosto importante, perché, pur non avendo dati specifici, derivati da censimenti o da ricerche fatte ad hoc, possiamo dedurre, sulla base delle imbarcazioni classificate ufficialmente per la pesca in mare, che si parla a livello nazionale di almeno 3 milioni di pescatori. Facendo le dovute proporzioni, si può dedurre, senza tema di fare errori grossolani, che nel Veneto esiste un esercito di 440.000 appassionati della pesca in mare, in cui, probabilmente sono compresi anche molti appassionati che provengono da regioni vicine (Trentino e Lombardia). Altrettanto interessante è il volume d’affari che ruota attorno a questo settore, un settore che, sulla base di un censimento fatto dal CNR nel 2001 (purtroppo in maniera molto empirica a causa dei pochi fondi messi a disposizione), è di target alto o medio alto (fascia 30/50 anni, con il 51% di diplomati ed il 16% di laureati, 30% di imprenditori e professionisti, 38% di impiegati ed un 18% di pensionati con una buona capacità di spesa. Considerando i dati incompleti e parziali (sempre riferiti al 2001) che parlano di 361.520.000 euro spesi per attrezzature da pesca, si può dedurre che tale settore merita riguardo ed attenzione perché potrebbe rivelarsi molto interessante per l’economia di alcune regioni costiere, quali il Veneto. Sono dati che si commentano da soli e che diventano solidi motivi di attente riflessioni se si abbinano anche a quelli relativi a quelli relativi al “Pescaturismo” che danno un aumento del 10/30% dell’incremento del reddito per i pescatori professionali che hanno iniziato attività turistiche utilizzando le loro imbarcazioni.

 

Dato non ultimo, e per nulla trascurabile, è quello relativo al fatturato generato dal mondo dei pescatori subacquei, il cui numero è in continua crescita, che ormai da tempo hanno abbandonato l’attività della pesca per dedicarsi a quello dell’osservazione dei fondali e della fauna ittica nelle zone protette.

 

Come esempio, per tutti, può bastare la citazione dell’area di tutela biologica denominata “Paguro”, situata a circa 11 miglia dal porto di Ravenna. In questa zona è ubicato il relitto di una piattaforma di perforazione AGIP che sprofondò il 29 settembre del 1965 a causa di un incendio scoppiato a seguito di una fuga di metano durante le operazioni di trivellazione. Negli anni successivi intorno a questo relitto furono affondate altre strutture derivanti dall’attività estrattiva off-shore. Attualmente il relitto e le strutture aggiuntesi nel tempo, grazie soprattutto all’attività di manutenzione svolta da appassionati subacquei, si presenta in buono stato di conservazione e sono stati abbattuti o rimossi carichi pericolanti, reti ed altre strutture che possono risultare fonte di pericolo nel caso di visite subacquee. Con l’andar del tempo le parti affondate hanno costituito il substrato ideale per la crescita di un ambiente ricco di specie marine, sia ad opera di organismi incrostanti, sia grazie all’attrazione che queste esercitano su numerose specie ittiche.

 

Ciò ha determinato la creazione di percorsi e scenari non comuni alle visite subacquee, sia per quanti riguarda aspetti sportivi che di ricerca, costituendo un vero e proprio laboratorio vivente. Solo nell’anno 1999 l’area “Paguro” è stata oggetto della visita di circa 4.200 subacquei, provenienti da varie parti d’Italia e dall’estero, cui vanno aggiunti i numerosi pescatori sportivi che approfittando dell’incremento della fauna ittica, si appostano ai margini della zona di tutela. Di fatto già sappiamo che il turismo sarà l’industria del prossimo millennio e le nazioni che sapranno valorizzare al meglio le loro potenzialità turistiche, potranno emergere facilmente in uno scenario difficile di feroce globalizzazione.

 

A tutti deve essere chiaro che le offerte “marine” avanzate dalle nostre regioni hanno un potenziale che nessun’altra nazione può vantare: quello del primato in fatto di ricchezze storico/artistiche offerte dall’entroterra e di tradizioni enogastronomiche riconosciuteci dal mondo intero. Con questi positivi rating di partenza non ci dovrebbe essere difficile impostare offerte di grande appeal per chi vuol abbinare la sua passione per la pesca in mare ai desideri della famiglia: offrire, cioè, la possibilità di passare qualche giorno a pescare in una riserva marina nel Veneto, che ha tutti i presupposti di una esperienza unica al mondo, e poter contemporaneamente programmare un periodo di ferie con la famiglia che può visitare le più belle città d’arte d’Italia ed assaporare vini e ricette ormai contese da tutto il mondo.

 

È anche su questi presupposti che va intesa la portata del progetto “Utopic Tuna Farm”.

 

Nel caso in oggetto la funzione attrattiva può essere accentuata con la definizione di percorsi ad hoc e l’estensione della zona interessata dalle strutture artificiali, enfatizzando l’aspetto divulgativo legato alle funzioni ed alle strutture di ricerca. Sarebbe auspicabile che ciò avvenisse all’interno di un rapporto collaborativo con analoghe esperienze presenti lungo la costa adriatica, inserendo così il presente progetto in un circuito turistico strettamente collegato all’ambiente adriatico, in cui possono trovare piena soddisfazione le esigenze dei differenti utenti.

 

• Centro di cultura dell’Ambiente e della Tradizione Marina.

 

In un tale contesto la struttura della “Utopic Tuna Farm” costituirà un valido punto di appoggio caratterizzato dalla presenza di un punto di ristoro e di servizi atti a soddisfa re le principali esigenze dei visitatori, tra cui: bagni pubblici, servizio doccia, eventualmente guardia medica, ecc. Il gestore dei servizi fornirà pacchetti che potrebbero comprendere varie combinazioni di servizi, con la possibilità, in ogni caso, di una ristorazione rapida, ma ben adattata al contesto. Nella parte centrale della struttura ci sarà la possibilità di consultare una attrezzata biblioteca di testi che riguardano il mare, sia testi scientifici, sia testi di narrativa ed evasione (senza trascurare i testi per i piccoli).

 

Altra fonte di interesse deriverà sicuramente dalla visione delle attività di ricerca svolte sulla piattaforma, per i più esperti, e dalla possibilità di vedere i filmati (in diretta o registrati) di quanto avviene nelle acque circostanti la piattaforma (questo grazie alle telecamere subacquee e agli strumenti acustici appositi (vedi punti precedenti).

 

Le immagini ed i percorsi potrebbero essere visionate anche presso i parchi tematici situati a terra (scuole, circoli nautici, ecc.) mostrando così, in tempo reale, aspetti in gran parte sconosciuti, legati all’ambiente marino.

 

L’educazione ambientale

 

Con questo si creerebbero i presupposto per insegnare un uso responsabile del mare, perché la conoscenza dell’ambiente marino, della sua ricchezza e vivacità, porterebbe ad un suo conseguente rispetto, soprattutto tra in giovani.

 

L’invio di immagini in tempo reale dal mare a terra, consentirà di sperimentare livelli di partecipazione del pubblico mai tentati. È ipotizzabile anche l’”adozione” a distanza dei pesci, in quanto in qualche caso riconoscibili dalle marche acustiche, dei quali si saprà la storia (dalla marcatura a quando verranno pescati!) ed ai quali potrà essere assegnato un nome (nickname). Si verrebbe a creare interesse del grande pubblico, una coscienza del patrimonio ittico in gioco (come è successo nel caso dei cetacei e delle tartarughe) e, inoltre, qualche potenziale problema per chi pesca illegalmente. Per avere una idea di come può fun zionare questa partecipazione in tempo reale del pubblico si può visitare il sito web del programma TOPP indicato più sotto.

 

Infatti, un esempio di tale futura esperienza è già visibile direttamente dal sito www.soundmetrics.com che riporta registrazioni subacquee fatte con sonde sonore ad alta definizione (DIDSON, Dual Frequency Identification Sonar) simili a quelle ipotizzate per la nostra riserva.

 

Ovviamente queste attrezzature non saranno solo uno degli strumenti adatti ad una educazione ambientale innovativa, ma anche preziosi strumenti scientifici per un costante monitoraggio del nostro mare e della sua fauna ittica, anche attraverso la aggregazione ulteriore con luce artificiale durante la notte. La riserva avrà a disposizione anche una sala convegni, dove periodicamente le associazioni autorizzate, le amministrazioni limitrofe e gli enti pubblici potranno confrontarsi in conferenze e seminari.

Ampio spazio sarà dedicato anche alla formazione, offrendo una suggestiva location per corsi di specializzazione di nautica, pesca, biologia marina ed altro

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